martedì 29 marzo 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


DEL TEATRO, DELL'AMORE E DEI SOGNI


L'ultima opera di Brian Selznick, che ci aveva stupito soprattutto con la Meravigliosa invenzione di Hugo Cabret, è complessa tanto da rendere difficile raccontarla senza svelare i colpi di scena che contiene.


Il tesoro dei Marvel è strutturato in due parti ben distinte, la prima raccontata per immagini, la seconda scritta, seguite da una illuminante postfazione. Nella prima parte, dunque, si racconta la storia di una dinastia di teatranti, a partire dal primo miracoloso episodio a bordo di un vascello, il Kraken, colato a picco durante una tempesta nel 1766 mentre a bordo si svolge una rappresentazione teatrale. Lì si origina l'avventurosa vicenda dei Marvel, uomini e donne di teatro dalla chioma fulva, che si muovono al di qua e al di là dell'oceano, fra America e Inghilterra, arrivando fino a un personaggio, un ragazzo coraggioso che nella Londra mondana riesce forse a salvare il nonno da un incendio nel teatro in cui vive.


Negli anni '90 del Novecento, quindi parecchio tempo dopo, un ragazzino americano bussa alla porta dell'unico zio, mentre i suoi genitori sono in crociera: Joseph, questo è il suo nome, è in cerca delle sue radici, della sua storia; s'imbatte in un parente scorbutico, bizzarro, che vive in una casa che sembra la perfetta riproduzione di una casa vittoriana, piena di ninnoli e cimeli, apprestata come palcoscenico di una rappresentazione interrotta. Al di là della stravaganza, lo zio sembra depositario di una serie di segreti, che forse possono spiegare al protagonista qualcosa della sua storia. Aiutato da Frankie, una ragazzina che veste come un ragazzo, in memoria del fratello deceduto anni prima, il ragazzo compie le sue indagini.
Aut visum aut non, una citazione latina che ritorna continuamente, e che troverà una spiegazione nella postfazione, mette il lettore sull'avviso che molto cose possono essere diverse da come sembrano e bisogna prestare attenzione ai dettagli e collegarli insieme per capire quello che l'autore ci sta dicendo.


Joseph, in barba a tutte le raccomandazioni, fruga ovunque e trova delle cassette, che raccontano la storia dei Marvel: è lo zio, insieme ad un misterioso interlocutore, a raccontarla, sullo sfondo dei suoni che ancora si avvertono nella casa: rumore di passi, di stoviglie, il canto di un uccellino.
Se tutto sembra riportare al passato, la realtà costringe il lettore a fare i conti con gli anni '90, nel pieno dell'epidemia di Aids. Lo zio ne è colpito, così come tempo prima era accaduto al suo compagno. La leggenda dei Marvel, la storia dello zio e del suo culto per il passato è destinata a finire? Lo scopriranno i lettori alla fine del libro.


Quest'opera di Selznick, forse la più bella, è tante cose contemporaneamente, che meriterebbero tutte di essere approfondite: è un atto d'amore nei confronti del teatro, della sua storia, delle sue leggende; è un atto d'amore nei confronti della città di Londra e delle sue memorie; è un'apologia dell'amore, capace di sopravvivere al tempo e alle ingiurie della malattia. Un amore comunque declinato, fatto di condivisione profonda, di sogni comuni e di grande generosità.
Questo romanzo vale più di decine di storie 'politicamente corrette', volte a rappresentare le diverse facce dell'amore. Più di tutto valgono le testimonianze di vita, talvolta più sorprendenti di qualsiasi invenzione.
Nella lunga postfazione, l'autore spiega a chi si è realmente ispirato, quali luoghi e quali vicende siano stati lo spunto della narrazione.


E' una lettura sicuramente complessa, in cui bisogna comprendere i passaggi di tempo e di luogo, ma è un romanzo avvincente, commovente, istruttivo, necessario ad un'educazione sentimentale lontana dai pregiudizi.
Per lettrici e lettori maturi, dai dodici ai novantanove anni, per riconciliarsi con il tempo presente, che ci regala anche qualche perla, qua e là.

Eleonora

“Il tesoro dei Marvel”, B. Selznick, Mondadori 2016


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